Tina Modotti nasce in borgo Pracchiuso a Udine il 16 agosto 1896. Il padre Giuseppe, operaio, e la madre Assunta Mondini, casalinga e cucitrice, aderiscono al movimento socialista. A soli due anni conosce la condizione dell’emigrante, quando la famiglia si trasferisce in Carinzia per lavoro. All’età di 12 contribuisce a sostenere la numerosa famiglia, sono sei fratelli, lavorando in una filanda.
Il padre con la figlia Mercedes decidono di partire per gli Stati Uniti; in pochi anni lo raggiunge quasi tutta la famiglia e nel 1913 anche Tina arriva a San Francisco dove trova lavoro come sarta.
Curiosa, intelligente e bella, nel tempo libero frequenta le mostre e recita nei teatri della Little Italy. Incontra il pittore e poeta Roubaix de L’Abrie Richey, dagli amici chiamato Robo, con cui si unisce nel 1917. Si trasferiscono a Los Angeles e la loro casa diventa un luogo d’incontro per artisti e intellettuali liberal, tra i quali c’è il già celebre fotografo Edward Weston.
Nella vicina Hollywood Tina cerca la via del cinema, interpreta The Tiger’s Coat e alcune parti in altri due film, tutti da lei ripudiati per la loro natura troppo commerciale.
Nel 1922 Robo muore durante un viaggio in Messico e Tina, che lo stava raggiungendo, scopre in questa triste occasione un paese che a lungo l’affascinerà.
Infatti, nell'estate del 1923, Tina Modotti e Edward Weston si stabiliscono a Città del Messico: li unisce un forte legame sentimentale e la passione per la fotografia.
Nel vivace clima culturale e politico, la loro vita si svolge a contatto con i protagonisti della nuova arte messicana, soprattutto con i pittori muralisti Diego Rivera, David Alfaro Siqueiros e Clemente Orotzco; entrano in amicizia con la pittrice Frida Kahlo.
Nel 1926 il loro legame si deteriora e Weston torna in California mentre Tina, ormai padrona del mezzo fotografico, vive facendo ritratti e documenta la realtà povera e luminosa del Messico. Per formazione culturale e sensibilità, la sua vita prende una svolta definitiva: si dedica all’attività politica militando nel Partito Comunista Messicano e usa il mezzo fotografico come strumento di denuncia sociale e lotta politica.
Nel settembre del 1928 si innamora di Julio Antonio Mella, giovane rivoluzionario cubano costretto a fuggire in Messico per le sue attività politiche. Ma il loro rapporto d’amore e militanza dura pochi mesi perché, il 10 gennaio 1929, Mella viene assassinato dai sicari del dittatore di Cuba Gerardo Machado proprio mentre sta rincasando con Tina che rimane scossa e indignata da questo delitto e reagisce intensificando il lavoro di militante e fotografa.
Nel dicembre del 1929 propone una esposizione delle sue opere, che ottiene ampio successo, all’Università Nazionale Autonoma del Messico.
Ma il clima politico è molto cambiato, i comunisti vengono messi fuori legge e Tina viene ingiustamente accusata di aver partecipato ad un complotto contro il Capo dello Stato, arrestata ed espulsa dal Messico.
Si imbarca per l’Europa assieme a Vittorio Vidali, rivoluzionario di origine triestina, che aveva conosciuto nel 1927 durante una manifestazione per Sacco e Vanzetti.
Sbarca a Rotterdam e prosegue per Berlino dove riprende a fotografare, entra a contatto con l’informazione giornalistica e conosce la fotografa Lotte Jacobi, nel cui atelier espone le opere che aveva portato con se dal Messico. Dopo sei mesi decide di partire per Mosca dove la attende Vidali. Nella capitale sovietica allestisce la sua ultima esposizione presentata dal regista Eisenstein.
Negli anni dal 1930 al ‘35 vive tra Mosca, Parigi, Madrid e altre città europee, dove svolge attività di aiuto ai perseguitati e milita nel Soccorso Rosso Internazionale. Ormai ha abbandonato la fotografia per la militanza.
Dal 1936 al 1939 partecipa alla guerra di Spagna con il nome di Maria, assieme al nuovo compagno Vittorio Vidali che diventa il Comandate Carlos Contreras del Quinto Reggimento. Lavora negli ospedali, nei collegamenti, in attività culturali e nell’organizzazione di congressi contro il nazifascismo. Ha occasioni di contatto con i fotografi Robert Capa, Gerda Taro e David Seymour; conosce Hemingway, Malraux, Antonio Machado e Rafael Alberti, Norman Bethune e tanti altri che combattono nelle Brigate internazionali.
Dopo la sconfitta, con la Spagna nel cuore, molti ritornano in Messico; anche Tina si ritrova nel mondo degli esuli e vive facendo traduzioni.
Nella notte fra il 5 e 6 gennaio 1942, dopo una cena con amici in casa dell’architetto Hannes Mayer, il suo cuore si ferma mentre si trova sola dentro un taxi che la sta riportando a casa. Il giorno dopo Pablo Neruda scrive una forte poesia, dedicata a Tina, i cui primi versi sono scolpiti sulla tomba che si trova nel Pantheon de Dolores di Città del Messico, che è stata recentemente restaurata su iniziativa del Comitato Tina Modotti di Udine.
r.t.